Era buio. Di un buio profondo, tetro, di quelli che ti offuscano il cuore e la mente oltre che la vista, che non lasciano mostrare neanche un filo di Luce proveniente dalla Luna, solo poche luci artificiali, gelide ancor più della notte stessa, quella notte che in tanti momenti credi compagna, sorella, e che si rivela poi una traditrice, la tua acerrima nemica.
Non so come mi sono ritrovata lì, con i polsi bloccati dalle sue mani viscide, schifose, il busto che premeva contro il mio, le sue gambe cercavano di bloccare le mie, mi agitavo, a vuoto, come se fossi una piccola mosca in un’enorme ragnatela.
Il ragno tesse la sua trama e lascia che le vittime vi muoiano impigliate prima di mangiarle, gli offre l’ultima speranza, l’ultima possibilità di fuggire. Il ragno è un animale nobile.
L’uomo è il peggiore fra gli animali. L’uomo è un pezzo di merda.
Io non riuscivo a fuggire da quella ragnatela, gridavo e a stento mi usciva il fiato dalla gola, mi agitavo come una piccola mosca, non facevo altro che peggiorare la situazione, mi impigliavo sempre di più in quei stramaledetti fili.
Le sue mani, quelle mani sporche, quelle mani grandi che si muovevano lungo il mio corpo, che tentavano di tenermi ferma, quell’alito schifoso..di alcool…quel lerciume, il lerciume del suo animo e della sua mente malata che era divenuto palpabile.
Non so come, l’istinto di sopravvivenza, Dio, la paura, quel po’ di amore per me stessa che mi era rimasto, il pensiero di mia madre, il pensiero di quello che allora era il mio ragazzo…ero appena maggiorenne, ero ancora un fiore, un fiore delicato, i cui petali e le cui foglie ancora tremavano, sussultavano, vibravano per un minimo soffio di vento.
Alzai il ginocchio e riuscii a colpirlo, proprio nella zona che avrei voluto annientare, per il dolore allentò la presa, riuscii a scappare, aprii la porta che aveva chiuso a chiave dando tre mandate, scappo, corro all’impazzata, mi infilo nel mio camper e chiudo la porta, tre mandate, il massimo delle mandate che potevo dare.
Mi siedo sul letto, piango, singhiozzo, grido, tremo come una foglia, abbraccio le mie gambe.
Per ore, per ore e ore, per ore.
E cresco, cresco prima del tempo, in quella notte sono cresciuta di una decina d’anni, e anche nell’altra, simile a questa, e in tante altre notti che avrei voluto che i miei occhi non vedessero.
Eppure ancora conservo l’ingenuità di un bambino..
Eppure ancora non riesco ad amarmi..
Serepta Mason
Vidi nascere un fiore e gli diedi il tuo nome
Stelo sottile, petali chiari, carezzati dai raggi del Sole
Languidi i miei sguardi, lunghi i miei sorrisi
nell’ammirarlo nella sua forza
Candido fiore che vinse le forze del vento,
alti e spessi gli steli che ne subirono il lamento,
ma tu fosti forte, le radici nella tua terra, i petali aperti verso il Sole;
quello stesso Sole che emani ogni qual volta sento la tua voce
Ti conobbi in un giorno di gelo e luce, quasi per capriccio
Broncio per il male che vien fatto, anche in piccole cose
Cercai in te il sorriso, in una spiegazione
E tutto ciò che trovai nelle tue parole, fu Amore
Tu che resti silente ad ascoltare..
Tu che con la voce e le parole sai cullare
Tu che fai d’ogni frase un canto
Tu che fra le tue braccia mi tieni sospesa ogni giorno, fra sogno ed incanto…
Tu che cogli le lacrime d’ogni mio pianto con le tue dita
e gli dai forma nuova, e torno ogni giorno ad amare la vita
perché mi concesse di prendere parte al tuo destino,
di percorrere mano nella mano il tuo stesso cammino
Ed è per te, mio splendido Raggio di Sole,
che adesso sorrido di nuovo, scrivendo queste parole,
perché al tuo solo pensiero sul mio volto prende vita il sorriso
dai luce al mio spirito, al mio cuore, alla mia voce..al mio viso..
A te che sei la gioia di chi ti è accanto
A te che di ogni gesto ne fai incanto
A te che ad ogni giorno dai colore
A te che sei…semplicemente Amore
Con te, per sempre
Giuly
Marco, che conobbi come Moak.
A lui sono dedicati questi versi senza metrica e senza rima.
Senza grazia, senza poesia. Molto meno di ciò che lui meriterebbe.
Marco si sveglia, ha tante cose da fare, ma il suo primo pensiero va a coloro che ama.
A Elisa, la sua Elisa, una donna meravigliosa, carica d'amore quanto lui, un'anima in grado di accogliere il lamento e le risa di chiunque, in grado di abbracciare anche l'ultimo degli esseri viventi, così piena e immensa da abbagliare chiunque abbia l'opportunità di scorgerla.
A Giuly, che sarei io, a volte mi chiama piccola Stella. Dice che anche io emano una luce, una luce grande...io non so se è vero..so soltanto che lui riesce a leggere in me ciò che io non ho mai letto, riesce a percepire i miei stati d'animo prima di me, riesce ad abbracciarmi anche a tanti chilometri di distanza.
A Sarah, anima forte e delicata, pura, buona, che riesce a provare tutto l'amore del mondo nonostante gli ostacoli, un cuore sempre pieno di perdono, dolcezza, dove l'ombra del rancore non sporca l'animo come invece accade nella maggior parte degli esseri viventi.
A Sara..anima inquieta e senza pace...che vaga nel buio...nel piccolissimo, minuscolo lato buio della vita, vedendolo come l'unico...a cui auguro di sorridere per sempre. Solo Marco al mondo riesce a farla stare bene.
a tutti coloro che hanno la fortuna di averlo accanto, a tutti coloro a cui ha cambiato la vita semplicemente con la sua presenza, me compresa.
Marco è l'unica persona con la quale ho un rapporto così bello, pieno, completo. So di poter contare sempre su di lui, so che lui potrà contare sempre su di me.
Io non sono certa mai di nulla nella vita.
Marco è una certezza, una delle mie certezze.
Ne ho ben poche di certezze.
Le mie certezze sono mia madre, i miei fratelli, Dio come lo intendo io ovviamente...e non ha nulla a che fare con la Chiesa o stronzate simili, i miei nonni, pochi amici, che si contano sulle dita di una mano. Due per la precisione.
Marco è una delle mie certezze. Lo ripeterò fino alla nausea.
L'amore, cos'è l'amore? E' un sentimento che va oltre il voler bene, è così immenso da riempirti l'anima in ogni momento della tua vita, da darti forza ed un sorriso semplicemente col pensiero della persona verso cui questo amore è rivolto. Un sentimento che riempie..riempie tutto...
Un passerotto canta alle mie spalle, me ne accorgo, lo sento, perché provo Amore.
Ed è col mio Amore che spero di ricambiare tutto ciò che mi da questa persona, il modo meraviglioso in cui riempie la mia vita, ore intere trascorse ogni giorno assieme, io ad ascoltare la sua voce e lui a vedere i sorrisi che essa scaturisce in me.
Se lo sento ridere, sono felice.
Se lo sento piangere, soffro con lui, ma gli sorrido, lo abbraccio forte finché non si sono asciugate tutte le lacrime, ed avere la possibilità di essere al suo fianco è uno dei doni più belli che la vita mi abbia fatto.
Vorrei scrivere di più...il mio cuore ancora ha tanto altro da dire...ma ho tanta bua e penso che per ora mi fermerò qui...
Ti stringo (cit.)
E ti voglio un bene dell'anima...
Alice è una bimba bellissima, e come tutte le bimbe vive in un mondo incantato, in cui elfi e fate vegliano su di lei per tutta la notte e la accompagnano a scuola durante il giorno.
Alice ha due guance rosse, di quel colore profondo che hanno le fragole; ad ogni bacio che le viene dato lei sorride, e le fragole diventano sempre più grandi e più dolci.
Com’è tenera la piccola Alice, il tempo non sembra avere effetti sulla sua innocenza, anzi, più cresce e più la sua dolcezza viene messa in risalto dalle sue espressioni, dai suoi sorrisi, che con estrema serenità rivolge a tutti i passanti, di quei sorrisi contagiosi, che restano impressi per tutto il resto della giornata, e fanno ricordare quanto può essere bella la vita.
Alice corre, corre col grande palloncino colorato, fa il giro di tutti gli alberi e ride, di una risata tutta sua, diversa da quella di tutti gli altri bambini del parco, una risata che ha qualcosa in meno, ma tantissime altre cose in più; è carica di gioia, vita, emozioni, felicità.
Il papà è lì a contemplarla, con gli stessi occhi lucidi con i quali la guardò mentre stava nascendo, le avrebbe comprato molto più di un palloncino, le avrebbe regalato tutto il mondo pur di sentirla ridere.
Ma Alice ride, lei e i suoi occhi, di una risata unica al mondo, una risata senza voce, ma che ha da raccontare tutte le bellezze dell’universo. I suoi sguardi ridono con lei, brillano come le stelle guardate dagli occhi degli innamorati che insieme ne decantano le bellezze nelle notti d’estate, come i fari che silenziosi guidano i cammini dei naviganti stanchi, come i fuochi d’artificio d’inverno che le mamme e i papà guardano con i loro piccoli fra le braccia.
E quando comincia ad essere stanca, Alice torna dal suo papà, che l’aspetta seduto sulla panchina; si fa legare al polso il filo del palloncino, gli prende la mano e lo porta con sé a passeggiare per i prati, sognando di essere con lui in un bosco incantato, senza città, senza strade, dove ci sono solo tanti fiori colorati e tanti gnomi che cantano senza voce.
Alice ama i fiori, proprio perché sono pieni di colori carichi di vita, si sente molto vicina a loro, anche lei è colorata e senza voce, anche lei ha tanta bellezza da donare al mondo e la comunica soltanto con la sua luce.
Alice sogna tanti piccoli gnomi che ballano, senza una musica di sottofondo; saltano felici attorno a grandi funghi come lei fa con gli alberi, le loro labbra si muovono senza emettere suoni. Immaginano allegri canti festosi, si prendono a braccetto salutando ogni giorno il Sole, ad ogni alba, ad ogni tramonto.
E così fa lei, non conosce la musica, ma è in grado di immaginare melodie meravigliose, tramutandole in danze per gli elfi e le fate che vegliano su di lei giorno e notte.
Sa comunicare l’amore senza parlare, ha un quinto senso diverso, ascolta la gente solo con la sua anima, avverte la gioia e il dolore, e se camminando per la strada legge solitudine negli occhi di un anziano, vergogna in quelli di una giovane ragazza che ha perduto la dignità per l’amato, tristezza in quelli di un bambino come lei perché la mamma gli ha negato un’attenzione; lei non si tira indietro, guarda negli occhi di queste persone col sorriso impresso sulle sue piccole labbra a forma di cuore, con uno sguardo colmo di vita e di gioia, trasmettendogli la più grande felicità che un essere umano possa contemplare, di quelle che sempre si potrebbero avere ma a cui troppo spesso nessuno fa caso, di quelle che si hanno a portata di mano e non si vivono mai davvero, di quelle che se fossero vissute davvero, potrebbero cambiare il mondo.
Alice sa ascoltare il vento senza sentirne il suono, chiudendo le palpebre e avvertendone le carezze, a volte più calme ed altre più intense, quell’aria delicata e profonda che lei chiama dentro di sé “il respiro della Terra”, la sua amica Terra, così gentile da emettere il suo fiato, dando a sua volta il respiro ad ogni essere umano, accarezzando i volti delle bambine come lei ogni qualvolta espirasse; per Alice anche il vento è un enorme gesto d’amore.
I canti che Alice inventa nel cuore della sua immaginazione non hanno parole, sono soltanto suoni che fuoriescono dai cespugli e dai fiori che sbocciano, nei suoi sogni tutto ha musica, tutto ha voce, e lì lei vi vive tutto ciò che al mattino invece dipinge col pennello della sua mente.
Durante il giorno guarda la gente parlare, muovere le labbra schiudendole e riaprendole in base all’ampiezza del suono e all’altezza della tonalità di voce. Non conosce termini, voci e suoni, ma ha inventato una lingua a tutti sconosciuta, che solo lei riesce a comprendere, con la quale immagina dialoghi pieni di risate. Risate silenziose.
Quando nacque, sorrise. Fu l’unica bambina di tutto l’ospedale a sorridere appena nata. Quel sorriso portò amore e gioia a tutti i presenti, e asciugò le tristi lacrime della mamma e del papà, quando il medico gli disse che la piccola non avrebbe mai potuto parlare né ascoltare, per problemi dovuti alla gravidanza.
Ma Alice sorrise, appena nata, inebriata dall’odore e dagli occhi della sua mamma, dal contatto col battito del suo cuore che avvertiva fortissimo sulla sua pelle, non lo ascoltava: lo sentiva addosso, nel suo corpo, come era sempre stato fino ad allora quando ancora viveva nel suo ventre.
Quando alla Domenica sorge il sole, la piccola si sveglia, corre nel letto dei suoi genitori, si lascia avvolgere dalle braccia della mamma, poi da quelle del papà, ridono insieme di quelle splendide risate silenziose, comunicano col calore dei loro corpi proveniente dall’immenso amore che li invade.
Poi si addormenta fra le braccia di lui, mentre la mamma va a preparare la colazione, non vedendo l’ora di svegliarla di nuovo col profumo delle cialde appena fatte per guardarla correre verso la tavola.
Il papà la guarda dormire, chiude gli occhi con lei. Alice si lascia cullare dal suo respiro, dal petto che si gonfia e poi si sgonfia, dal suo fiato che come una carezza le sfiora i capelli.
E cresce felice, perché può cogliere tutto, può vivere a pieno le cose, ha un senso in meno ma una dote in più, che tutte le altre persone non hanno.
Alice sa ascoltare il silenzio, può innamorarsi davvero, di qualsiasi cosa.
Sogni d’oro, piccolina, insegnaci a viaggiare nel paese dei silenzi incantati.
Dedicato alla piccola Teresa, una bambina sordomuta conosciuta tanto tempo fa...che mi ha insegnato tanto...ti abbraccio forte piccolina...
Ti guardo nel tuo corpo da bambina
Coi boccoli appena scuri che carezzano il tuo volto
Un leggero soffio del vento li scosta davanti alle tue piccole labbra
Fra le braccia stringi una bambola di pezza
con il suo finto sorriso cucito che con te pare ridere davvero..
i tuoi occhi giovani e puliti danno luce a tutto ciò che guardi
le tue piccole mani paffute danno vita a tutto ciò che tocchi
ed ogni tuo sorriso è contagioso per chi ti è accanto
o anche soltanto per chi durante il giorno, almeno una volta
ha la fortuna di guardarti
impossibile non soffermarsi su di te più di un istante
impossibile non gioire nel guardarti giocare col mondo..
mi porto accanto a te, ti guardo e taccio..
semplicemente divento felice e mi perdo in un tuo abbraccio…
Ti guardo nel tuo corpo di ragazza
Il capo scompigliato coperto da un pesante basco
Lo lanci in aria e lo lasci afferrare a chi ti è accanto
Sorridi a chiunque percorra il tuo cammino
Ed è così bello smarrirsi nei tuoi occhi color dello smeraldo
Ritrovandosi poi nelle tue labbra quando ridi per una piccola gioia
Chiunque ti conosce, di te s’innamora, del tuo innamorarti ogni giorno
Di ogni piccola cosa, come quand’eri bimba
Stendendoti anche adesso sui prati, prona
Giocando con le dita appena infreddolite con i petali di un fiore
Trovando piacevole anche della foglia del suo stelo il colore
E con le mani che al ritmo di ciò che provi fai muovere sulle corde
Leggere e delicate come una danza
Accompagni ogni nota col tuo canto spensierato
Ti guardo adesso nel tuo corpo di donna
E ancora m’innamoro di te ogni giorno..
Il tuo tornare dal luogo frustrante dove t’hanno frustata
Col sorriso sulle labbra che regali alle tue tre piccole foglie..
Non conosci sbarre che rinchiudano il tuo spirito libero
Ti desti ogni giorno alla stessa ora, stessi impegni, stessi eventi
Eppure ogni giorno doni una luce nuova
E anche in quel luogo che odi tanto, sorridi a chi ti viene accanto
Dalle prime luci del mattino alle prime ombre della sera
Il tuo sguardo appare stanco, ma mai privo della vita che vi infondi..
E con lo stesso affetto, abbracci e consoli la tua piccola donna..
Piangi e ridi di gioia e di dolore per il tuo grande ragazzo..
E rinasci ogni volta che guardi giocare il tuo bambino..
In ogni istante della mia vita mi lascio cullare dal tuo pensiero..
E se una lama mi trafigge il petto, chiudo gli occhi e vedo te..
Poi sorrido mentre la tua immagine scorre perpetua nella mia mente..
Una lacrima dal sapore dolce, diversa dalle altre, riga il mio volto…
E torno a sorridere, a vivere, e a salvarmi dalla morte..
Per poter tornare a dire al mondo che ti amo…
Giuly